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Perché un libro intitolato "Al di qua
del bene e del male"? Perchè nella mia vita ho maturato la convinzione che la
nostra esistenza è stata programmata dall'Altissimo non per farci pagare
debiti accumulati da altri, nè per farci crocifiggere dai malvagi e dai
prepotenti, ma per imparare a risorgere qui ed ora e a rialzarci sempre e
dovunque. Inoltre, ad aprire gli occhi quotidianamente e gioiosamente alla vita
con l'impegno a non smentire il reale, a non chiamare bene il male e viceversa,
e soprattutto a non agire in nome del proprio tornaconto, ma, piuttosto, in
nome dei principi etici. Perchè la vera trasformazione può avvenire solo se
le nostre esistenze si aprono all'inedito, se nelle nostre menti inizia il
cammino della conversione personale e se nelle nostre parole, finalmente, torna
a rifiorire la speranza. E questo può avvenire solo se ci innamoriamo
dell'etica.
Perché la nostra mente si attiva quando
deve mostrarsi rispettosa delle convenzioni, mentre dorme sonni beati quando
deve testimoniare le proprie convinzioni personali? Le convenzioni si ergono a
paladine della cultura e della tradizione, ma in realtà, appaiono spesso serve
del compromesso e del qualunquismo. Difficilmente hanno a che fare con la
ricerca del Dio vivente, con la sequela di Gesù, con il coraggio di vivere. Il
Vangelo non è un bel libro da leggere, ma un "annuncio rivoluzionario" che
detta i tempi del quotidiano, che chiede di mettere sempre la sincerità al
primo posto e che predilige la misericordia che nasce dalla compassione e dalla
tenerezza. Quante convenzioni sporcano la visione di Gesù e del suo messaggio.
Sono prete da quarant'anni, ma dagli
anni del seminario, ho sempre vissuto l'ansia della credibilità. Non mi fanno
problema gli errori, gli sbagli, i peccati. Del resto: chi di noi è senza
peccato? Però, ha sempre costituito per me un ostacolo insormontabile tutto
ciò che sa di fariseismo, di doppiezza e di moralismo. Si dice una cosa e se
ne fa tranquillamente un'altra; si predica con convinzione una verità che non
tocca minimamente la propria vita concreta, né il portafoglio, né la
modalità di relazionarsi con gli altri. Ci si proclama onesti senza sentire il
dovere di confrontarsi con le norme che regolano il bene comune, ci si dice
buoni continuando a coltivare pettegolezzi, maldicenze e calunnie. Ci si
definisce religiosi, ma non si è mai letto il Vangelo con un cuore
intelligente e appassionato. Il modo migliore per essere credibili è imitare
il Gesù uomo, facendo diventare carne ogni sua parola, spirito ogni suo sogno,
certezza ogni sua speranza. Dobbiamo paragonarci a lui, confrontarci con il suo
esempio, ripercorrere i suoi sentieri, conoscerlo a fondo perché lui, come
uomo, è "luce, verità e vita".
Nella vita ho sempre sognato di essere
uno tra i tanti testimoni di Gesù, ben consapevole della mia inadeguatezza, ma
anche certo che solo attraverso la conoscenza dei Vangeli mi sarebbe stato
possibile intravvedere i suoi sogni, quelli inconsci e quelli palesi, penetrare
nella sua logica e nel suo modo di intrattenersi con il Padre, condividere la
sua passione per gli ultimi della società, armarmi del suo coraggio per
allontanare da me ciò che è farisaico e formale». È in quest'ottica che è
stato pensato questo libro di commento al vangelo di Luca: sia per offrire
l'occasione di leggerlo totalmente, almeno una volta all'anno, e così
riscoprire nuovamente frasi che scuotono e turbano, incalzano e stimolano; sia
per legare questi brani alla vita quotidiana e alla storia passata e presente,
mostrando così il cammino che ci resta da fare per realizzare il progetto di
Gesù.
Se morire è scivolare in
Dio allora non si può temere la morte. Se “c’è un tempo per nascere e un
tempo per morire”, come dice il Qoelet, allora non è importante nascere o
morire ma valorizzare il tempo perché esso appartiene a Dio. Questo libro
propone un pensiero al giorno sulla morte scandagliandone tutti gli aspetti:
psicologici, religiosi, giuridici, medici. E poiché la morte non è se non
l’altra faccia della vita, questo libro aiuta a rifletteresull’esistenza e
a vivere in pienezza. Sergio Messina è un cappellano ospedaliero di Torino che
da anni, oltre a prodigarsi per la costruzione di un hospice, tiene corsi e
dibattiti sul tema “vivere il morire”, suscitando ovunque interesse e
coinvolgimento.
"Vi avvenga secondo la vostra fede",
dice Gesù ai due ciechi che "gridando, lo invocano: Abbi pietà di noi".
Compito dei credenti è gridare e invocare nella certezza che, come dice
Bonhoeffer, "Dio non esaudisce sempre le nostre preghiere, ma mantiene sempre
le sue promesse". Il problema per chi crede e per chi prega con fede non è di
ottenere di essere esauditi, ma rimanere nella convinzione che Dio è con noi,
che "sa, prima che glielo domandiamo, ciò di cui abbiamo bisogno" (Mt 6,8) e
che avremo sempre il nostro posto privilegiato nel suo cuore.
Questo commento al Vangelo dell'anno A vuole essere un aiuto a riflettere sulla
Parola, accompagnati dalla preghiera e dal racconto di esperienze di vita e di
fede. Un modo per riconciliarci con la nostra fede, la sola via che conduce
all'incontro con Lui.
Consapevoli della correttezza della
frase di Ferdinand Ebner: "Un commento al Vangelo non si deve scrivere, ma
vivere", abbiamo voluto non scrivere un libro in più, ma proporre una
testimonianza di fede e di vita legata alla nostra esperienza quotidiana: di
sacerdote che nel mondo della salute compromessa e della terminalità cerca di
ricreare luoghi dove a tutti vengano riconosciute attenzione e dignità, e di
insegnante di religione e animatore che da oltre vent'anni in contesti
educativi parrocchiali e non, invita i giovani a crescere nella maturità umana
e cristiana.
Nella certezza che oggi sia possibile far vivere il cristianesimo delle
origini, quello che aveva Gesù come unico Maestro, e il Padre come
onnicomprensivo nome di Dio.
"Suo Padre uscì a supplicarlo” (Lc
15,38), citazione tratta dalla parabola evangelica del figlio prodigo, dà il
titolo a questo libro perché esplicita l’intento degli Autori: dire ai
“fratelli maggiori”, che si considerano buoni e giudiziosi, di lasciar
andare l’alterigia e la prosopopea da primi della classe e di accogliere le
suppliche di questo Genitore che sogna che i nostri cuori emigrino
definitivamente verso le acque calde della compassione e dell’accoglienza.
Non siamo noi che preghiamo Dio, ma è Lui che ci supplica affinché non
distogliamo i nostri occhi dalle tremende condizioni di vita in cui versano
coloro che Lui chiama figli e a cui riconosciamo, purtroppo spesso solo in
teoria, uguaglianza di dignità e diritti. Non siamo noi che gli rendiamo
culto, ma è lui che ci dimostra attenzione e considerazione, ogni giorno,
facendoci suoi commensali e suoi collaboratori nella costruzione del Regno.
L’enneagramma è uno strumento di
conoscenza simboleggiato da una figura geometrica, che rappresenta le nove
tipologie fondamentali della Personalità, correlate alla natura umana e alle
loro complesse interrelazioni. E’ lo sviluppo della moderna psicologia che
trae le proprie origini dalla saggezza spirituale di molte, diverse tradizioni
religiose. La parola “enneagramma” deriva dal greco “ennea“ – nove -
e “grammos“ – figura – e si può rappresentare graficamente con uno
schema a “nove punti”. La reale auto-conoscenza è un inestimabile
guardiano contro il proprio auto-inganno. L’enneagramma è utile perché
incomincia il lavoro da dove noi realmente siamo. Ciò chiarisce tanto le luci
che siamo in grado di esprimere, come anche le nostre ombre e imperfezioni. Se
noi stiamo iniziando a vivere come esseri spirituali, queste sono le aree che
più dobbiamo esplorare. La presenza (la consapevolezza, l’attenzione), la
pratica dell’auto-osservazione, ottenuta attraverso l’auto-conoscenza, la
comprensione del proprio vissuto e del bagaglio della propria esperienza sono i
tre elementi necessari per il lavoro di trasformazione.